Psicagogia: è una parola greca che da Platone in poi si riferisce alla filosofia intesa come “prendersi cura di sé”.
La filosofia, in senso etimologico, non è un’attività, una cosa che si fa, come lo sport o lo studio di una materia, bensì un’affinità che si sente, un’amicizia (philìa) che si prova per una sapienza (sophìa) che non si possiede ma di cui si intuisce la possibilità.
Quando sulla base di quest’affinità si cerca di orientare concretamente la propria vita verso questa possibilità intuita, in qualunque modo la si chiami, si sta facendo psicagogia.
La psicagogia è un “fare” che solo in parte può riguardare lo studio di testi o il lavoro intellettuale attorno ad un argomento, la filosofia come la si intende e si pratica nelle università; può riguardare la psicagogia cosa e come mangiamo, come gestiamo i nostri ritmi di vita, le emozioni ed i pensieri che ci abitano, la visione della vita che coltiviamo, come godiamo del presente e molto altro ancora.
Anticamente era questo l’inesorabile sbocco pratico della filosofia in antitesi, già secondo Socrate, alla cultura nozionistica proposta dai Sofisti.